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Palazzo Ducale di Parma, gioiello da (ri)scoprire
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Palazzo Ducale di Parma, gioiello da (ri)scoprire

Il Palazzo Ducale di Parma (Palazzo del Giardino o Palazzetto, come venne definito nel 1568 da Vasari per la sua somiglianza a quelli dell’Italia centrale), fu fortemente voluto nel 1561 dal duca Ottavio Farnese, di origine laziale, che lo elesse a residenza estiva. Pare che il progetto fosse del Vignola.
Il vero Palazzo Ducale di Parma era però Palazzo della Pace, di fianco alla Pilotta, distrutto durante i bombardamenti nella Seconda Guerra Mondiale.

Poiché sorgeva nel bel mezzo del Parco Ducale, il Palazzo Ducale di Parma era molto fresco e veniva utilizzato in estate come luogo di villeggiatura. Le mura molto spesse impedivano infatti all’afa di penetrare, tant’è che molte nobildonne venivano qui a partorire.
Originariamente al suo interno non c’erano camini, motivo per cui era impensabile viverci durante la stagione invernale. Non erano presenti neppure cantine e dispense: le pietanze venivano preparate nella cucina di corte in Palazzo della Pace.

Il Palazzo Ducale oggi è sede del RIS di Parma.

Architettura del Palazzo Ducale di Parma

Non si sa con certezza chi fu l’architetto del Palazzo Ducale di Parma, forse Giacomo Barozzi, ma molti elementi sono stati aggiunti o restaurati in seguito, come il portone e il balcone centrale, opera del Petitot nel Settecento.
Il portone centrale si apriva su una grande opera di ingegneria idraulica, una fontana con ninfeo e annessa grotta. Salendo le scale, al primo piano si trovavano le stanze dei duchi e della servitù. Su questo primo piano sono ancora visibili due sale Cinquecentesche e tre sale Settecentesche, postume rispetto al periodo di costruzione del Palazzo.

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Sala del Bacio o della voluptas

Gli affreschi sulle pareti di questa sala sono un palese invito al piacere, alla voluptas virgiliana e sono ispirati all’Orlando Innamorato, poema cavalleresco che ruota attorno al tema della necessità di salvare Orlando da ciò che lo sottrae dal suo compito di cavaliere. La parete centrale raffigura alcune streghe nell’atto di sedurre il paladino.

I colori quasi fiabeschi degli affreschi rimandano alla scuola bolognese, forse a Girolamo Mirola e all’influenza dei pittori fiamminghi.

Sala Alcina o dell’Ariosto

Nella seconda sala Cinquecentesca ritorna la tematica erotico-amorosa. Protagonista degli affreschi è infatti l’amore tra Circe (Alcina) e il paladino Ruggiero. Anche in questo caso sono evidenti i richiami fiabeschi e manieristici, ma l’attribuzione è incerta. Forse il bolognese Girolamo Mirola o Jacopo Zanguidi, pittore parmigiano noto come Bertoja.

Sala d’Erminia

In questa meravigliosa sala Settecentesca gli affreschi sono ispirati ad un episodio della Gerusalemme Liberata di Tasso, in particolare viene rappresentato il momento in cui Erminia insegue Tancredi. L’opera doveva celebrare le nozze tra Odoardo I, duca di Parma e Piacenza, e Margherita De’ Medici.

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Sala degli amori di Zeus

Si tratta forse della sala più spettacolare, decorata per celebrare le nozze di Ranuccio I Farnese e Margherita Aldobrandini.

Qui le tematiche sono un richiamo alla mitologia greco-romana, in particolare troviamo il trionfo di Venere, le nozze di Peleo e Teti, Giove (nelle vesti di “toro”) che seduce Europa (opera attribuita al bolognese Carlo Cignani).

Sul soffitto sono stati dipinti degli angioletti che scoccano le frecce dell’amore da Agostino Carracci, artista bolognese sepolto in duomo molto apprezzato anche da Matisse.

Nei bassorilievi agli angoli del soffitto sono state invece scolpite le varie metamorfosi di Zeus utilizzate dal padre degli dei per sedurre le giovani greche.

Sala degli uccelli

Si tratta dell’ultima sala visitabile nel Palazzo Ducale di Parma. In passato erano visibili gli affreschi di un pittore fiammingo, oggi purtroppo non pervenuti. Ciò che si può ammirare sono i sontuosi arredi dal gusto Luigiano. La stanza veniva infatti utilizzata nell’Ottocento dalla duchessa Maria Luigia come sala di rappresentanza. È stata chiamata Sala degli Uccelli per via dei volatili stuccati sulla volta a botte. Nell’ambiente è presente anche un camino, anch’esso postumo rispetto alla struttura originaria.

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