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Il Capodanno in Italia (e a Fondi) fino a qualche decennio fa

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CULTURA & LIFESTYLE

Il Capodanno in Italia (e a Fondi) fino a qualche decennio fa

Capodanno

Capodanno in Italia: non solo lenticchie e cotechino

Oggi, l’usanza più comune a Capodanno è quella di trascorrere la serata con parenti e amici, davanti ad una tavola imbandita, nelle case o nei ristoranti che organizzano sfarzosi cenoni. Subito dopo la mezzanotte, vengono serviti cotechino o zampone, accompagnati da lenticchie, che simboleggiano fortuna e abbondanza di denaro. Si brinda, si sparano fuochi d’artificio in segno di buon auspicio, si indossa biancheria intima di colore rosso, simbolo di vitalità e prosperità.

Com’era l’ultimo dell’anno a Fondi

Non saprei se le tradizioni di cui sto per parlarvi siano comuni ad altre località lungo lo stivale. Mia nonna racconta che la sera del 31 dicembre era usanza, per chi sapeva cantare o suonare uno strumento musicale, girare per le case di parenti e amici a portare un augurio per il nuovo anno attraverso una serenata. Le famiglie erano molto numerose e spesso, il giro di tutti i fratelli e le sorelle, poteva durare diverse ore; il mio bisnonno rincasava a notte fonda, mia nonna e mia zia avevano il piacere di ascoltare solo la sua ultima serenata, quella dedicata al fratello minore, che abitava di fianco. Il mio bisnonno aveva imparato a suonare il mandolino a Spoleto, durante la leva militare, ed un suo amico lo accompagnava con la fisarmonica.

La mattina del primo dell’anno

Quando le lavorazioni industriali non erano ancora diffuse ovunque (parlo dell’immediato secondo dopoguerra), ogni famiglia portava avanti un approccio di approvvigionamento autarchico, che era l’unica soluzione possibile da perseguire. E non parlo solo di cereali, legumi, tuberi, frutta e verdura, ma anche di allevamento e lavorazione di bestiame. La mattina del primo gennaio, da tradizione, venivano ammazzati i maiali da cui si ricavava la carne che avrebbe sfamato per i 3-4 mesi successivi. Dopo essere stati abbattuti, i poveri maialini venivano puliti con l’impiego di arance amare e farina di mais, e le interiora accuratamente lavate nelle acque delle sorgenti presenti nelle vicinanze.

Mia nonna dice sempre che del maiale non si buttava niente: venivano consumate addirittura testa e orecchie. Con l’intestino venivano preparate le salsicce, e con il sangue del maiale, il sanguinaccio, persino la polenta. Quest’ultima, peraltro, è un’usanza comune a parecchie parti d’Italia, ma anche d’Europa: il sangue suino è tradizionalmente lavorato almeno in Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Finlandia e Svezia.

Il Capodanno oggi

Oggi quella del 31 dicembre è la serata degli eccessi, del trionfo dell’estro. Si è persa tutta la bellezza della semplicità di un tempo, sembra un dovere organizzarla in maniera sempre impeccabile e scintillante. La trascorriamo tra champagne e mille buoni propositi che sappiamo già a priori di non poter realizzare, per il semplice motivo che nella maggior parte dei casi, osiamo anche nello stilare i nostri buoni propositi. Ma l’imminente Capodanno 2020 sarà diverso, ed è forse merito indiretto della pandemia che ci sta affliggendo: magari lo champagne lo berremo ugualmente, ma in pantofole, stretti dal calore dei nostri cari, e senza abiti con paillettes o smoking.

E sarebbe bello, anziché sparare inutili botti e fuochi d’artificio, se riprendessimo a gettar via vecchi piatti e bicchieri rotti, per lasciarci dietro tutte le stranezze di questo anno davvero bizzarro.

(1) Comment

  1. Anche io ho origini contadine (emiliane) e ho pensato spesso al vero significato del Capodanno e come veniva vissuto dai nonni. Anche io ho avuto l’impressione che si sia dimenticata la natura di questa festa, fatta di rinascita e rinnovamento. Quest’anno forse possiamo ritrovare la bellezza di un pensiero ottimista per il futuro, senza ornamenti e rumorosi veglioni.

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